Pene alternative, ne discutono le Commissioni giustizia e affari sociali

Pene alternative, ne discutono le Commissioni giustizia e affari sociali

Doppia sessione di lavoro oggi per la Commissione affari sociali. Alle 13 è convocata in sede consultiva presso la Commissione giustizia per esprimere il proprio parere sulla proposta di legge delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie. La proposta di legge riproduce il testo di un analogo atto già approvato dalla Camera dei deputati nella passata legislatura, il 4 dicembre 2012, ma che non ha avuto la definitiva approvazione da parte del Senato per lo scioglimento anticipato delle Camere. I relatori di allora definirono «epocale» la novità che la delega voleva introdurre poiché prevedeva – e prevede anche nell’attuale formulazione – che «il giudice, nel pronunciare la condanna per reati puniti con pene detentive non superiori a quattro anni, possa stabilire che, in luogo della detenzione carceraria, la reclusione o l’arresto siano eseguiti presso l’abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, anche per fasce orarie o per giorni della settimana, in misura non inferiore a quindici giorni e non superiore a quattro anni, nel caso di delitto, oppure non inferiore a cinque giorni e non superiore a tre anni, nel caso di contravvenzioni». Tra i delitti puniti con pene detentive non superiori a quattro anni è stato escluso il reato di stalking.

Come si legge nella relazione di accompagnamento al disegno di legge, «attraverso le nuove pene detentive non carcerarie, il condannato non dovrà più subire l’inadeguatezza del sistema penitenziario e la relativa ingiustificata compressione del diritto a un’esecuzione della pena ispirata al principio non solo di rieducazione, ma anche di umanità. Si tratta, pertanto, di disposizioni che conciliano i fondamentali obiettivi di un moderno sistema penale ispirato ai princìpi non soltanto di necessità, legalità, proporzionalità, personalità della pena, ma anche di rieducazione e umanizzazione della stessa secondo il disposto dell’articolo 27 della Costituzione, che ha inteso bandire ogni trattamento disumano e crudele, escludendo dalla pena ogni afflizione che non sia inscindibilmente connessa alla restrizione della libertà personale». La sicurezza sociale è garantita dal fatto che non vi è alcuna automaticità nel prevedere la reclusione o l’arresto domiciliare. Alla base dell’applicazione della nuova pena vi è sempre, infatti, una valutazione negativa della pericolosità del condannato. Il provvedimento nasce comunque dal bisogno di superare il problema del sovraffollamento delle carceri italiane. E anche per questa ragione prevede di estendere l’istituto della messa alla prova, normalmente usato per i minori, anche a condannati maggiorenni.

 

Donazione del corpo post mortem

Dopo l’audizione su questa proposta di legge delega, la Commissione discuterà in sede referente due provvedimenti sull’uso dei cadaveri per ricerche medico-scientifiche. Anche questo argomento era stato affrontato parzialmente nella precedente legislatura. Sia la proposta Grassi, Miotto, Rampi che quella Binetti, muovendo dal presupposto che «in Italia la pratica della dissezione dei cadaveri a scopo di studio e ricerca è poco frequente» e che «ciò si ripercuote negativamente soprattutto sugli studenti di medicina italiani ai quali manca un’effettiva possibilità di approfondire le proprie conoscenze anatomiche così come non è data la possibilità al cittadino di donare il proprio corpo affinché possa essere utilizzato per fini di alto valore etico e umano, quali lo studio, appunto, e la ricerca scientifica», prevedono, in pratica, di estendere il diritto a fare «dono di sé» che è già stato sancito dalla legge n. 91 del 1999 sulla donazione degli organi e dei tessuti a fini di trapianto.

 

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