Barca: “Il Pd deve cambiare: è diventato soltanto un comitato elettorale”

Barca: “Il Pd deve cambiare: è diventato soltanto un comitato elettorale”

Intervista a Fabrizio Barca di Riccardo Barenghi – La Stampa del 15 giugno 2013

 

Sta girando l`Italia come una trottola, ogni giorno una città, a volte anche due. Riunioni, incontri e assemblee nei circoli del Pd. Partito a cui si è iscritto da una paio di mesi e del quale vuole capire la natura, anzi il suo senso. In parole povere se ancora si possa chiamare partito. Il tour di Fabrizio Barca, una storia comunista, una lunga carriera prima in Banca d`Italia poi al Tesoro, e infine un recente passato da ministro del governo Monti, si concluderà a novembre.

A quel punto, conclusa l’istruttoria, lei si candiderà alla segreteria del Pd?

«No, l`ho detto e lo ripeto. Non è questo il mio obiettivo. Io penso che il Pd debba rinascere e per farlo ha bisogno di ritrovare il senso che dovrebbe avere un Partito politico moderno, magari di sinistra. In poche parole, deve rimettere al centro una strategia che ridefinisca la sua identità».

Sarà lunga visto lo stato dell`arte…

«Dieci, quindici anni. Ma se non si comincia non andiamo da nessuna parte. E per cominciare io metto al centro cinque parole,ognuna delle quali contiene in sé un programma: concorrenza, merito, lavoro, giustizia e persona. Sono gli assi sui quali deve muoversi una forza di centrosinistra. Che inol tre non può continuare a vivere come una sorta di comitato elettorale, chiamato a mobilitarsi solo quando si deve eleggere il Parlamento, il premier o un consigliere regionale. Dopo di che scompare, anche perché gli eletti non sentono il bisogno di avere un rapporto col loro partito e quindi lo abbandonano al suo destino fino a quando non devono farsi rieleggere. Insomma o il Pd mette al centro quella che io chiamo mobilitazione cognitiva, o si mette in rete nel senso che tutti sanno quel che fa il proprio compagno anche se vive a mille chilometri di distanza, osi capisce che non si può essere un partito di centrosinistra pensando solo a quale capo eleggere, oppure non vedo in gran futuro per questo partito».

E lei non potrebbe diventare segretario di questo partito in rinnovamento?

«No, perché prima bisogna passare per un forte conflitto interno e io sono un elemento di animazione e destabilizzazione, voglio essere una tesi che aspetta di discutere con l`antitesi. Non sono adatto alla mediazione e non ho voglia di farla, diventerei l`ennesimo trenino in una stazione stracolma di vagoni vuoti. Siamo in preda a un correntismo senza contenuti. Serve un cambiamento radicale e serve qualcuno che sia più interno di me al Pd e che sia disposto a gestire questo conflitto fino a trovare appunto una sana sintesi senza però mettere tutti insieme in una sorta di neodoroteismo democristiano».

E chi è questo qualcuno, Matteo Renzi?

«Beh, Renzi intanto a una visione dell`Italia capace di convincere le persone ad uscire da questo stato depressivo in cui si trovano. E poi ha un linguaggio genuinamente in sintonia con le nuove generazioni. Non è solo capace di comunicare ma è anche fresco. Ed è più credibile di tanti altri che a parole sembrano più di sinistra di lui ma che usano un linguaggio vecchio, di apparato. Che, e lo dico dopo avere girato mezza Italia, i nostri iscritti non capiscono più».

Quindi Renzi è il leader perfetto?

«Non esageriamo. Deve essere innanzitutto convinto che per governare il Partito e il Paese è necessario il metodo che io sostengo. E poi che il problema dell`Italia non è dare più poteri a un solo uomo. Se assume queste due indicazioni, diventa un razzo».

Letta al governo, Renzi al Partito e un domani anche lui al governo: morirete democristiani?

«Renzi dice sempre che lui è un “nativo”, ossia politicamente nato col Pd. Ma insomma, l`origine non mi sembra più un problema. Quando ho aderito al Pd ho cambiato idea sul fatto che ci volessero due sinistre, una socialdemocratica e una cristiano-sociale. Oggi penso che debbano essere una sola, capaci di pensare al lavoro come rinnovamento della società e delle sue gerarchie (idea socialdemocratica) e di mettere al centro la persona (idea cristiano-sociale)».

Che impressione ha di questa nuova guerriglia che si scatenata nel Pd?

«Impressione pessima. Dico: fuori í contenuti e poi discutiamo».

Infine, Barca, primarie aperte o chiuse?

«Aperte per il candidato premier. Mentre per il segretario io farei votare non solo gli iscritti ma anche tutti coloro che hanno lavorato per il Partito. Anche se non hanno la tessera».

 

Argomenti: