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La Turchia in rivolta

La Turchia in rivolta

Sono ore di grande preoccupazione per ciò che sta avvenendo a Istanbul: prima in Piazza Taksim, sgomberata mercoledì con violenza, dopo un’occupazione durata giorni contro la trasformazione del Parco Gezi in un centro commerciale, e ora proprio nel Parco Gezi, dove numerosi giovani portano avanti la loro protesta. Oggi Erdoğan ha lanciato un ultimatum, chiedendo ai manifestanti e ai loro genitori di sgomberare il luogo entro ventiquattro ore, ma sembra che già siano in azione mezzi militari per procedere, ancora una volta in maniera violenta, contro la popolazione.  

Le radici della protesta turca nascono da una richiesta identitaria volta a preservare luoghi importanti per l’identità cittadina, non soltanto dal punto di vista ambientale, ma culturale. A ciò si aggiunge l’insofferenza del popolo turco per il potere sempre più autoritario di Erdoğan, dovuto anche alla mancanza di un’efficace opposizione politica. Da questa situazione è così scaturita una forte mobilitazione sociale, che il governo di Erdoğan ha represso con quella che Amnesty International ha definito “una violenza senza precedenti”: cinque morti, migliaia di feriti, parole autoritarie e minacciose di Erdoğan, denunce di violenze sessuali e contro disabili da parte della polizia, di maltrattamenti e torture nei confronti delle persone fermate, arresto degli avvocati dei manifestanti.

È necessario che l’Europa e l’Italia si prodighino in difesa del diritto a manifestare del popolo turco, condannando fermamente le violenze che in queste ore si stanno verificando in Piazza Taksim e a Gezi Park.

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