Politiche sociali, le linee d’intervento del governo

Politiche sociali, le linee d’intervento del governo

L’Italia ha bisogno di politiche sociali organizzate in modo sistemico per superare la logica del singolo intervento e alle quali siano garantite risorse finanziarie certe e stabili nel tempo. Enrico Giovannini e Maria Cecilia Guerra, ministro e vice ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, hanno illustrato alla Commissione affari sociali della Camera le linee d’intervento del loro dicastero nell’audizione di mercoledì 5 giugno.

Sono diversi i «pezzi mancanti» nel sistema delle politiche sociali in Italia. Da questi è partito il ministro Giovannini:

– manca la definizione dei livelli essenziali di assistenza,

– serve un modo strutturato e di medio termine nel finanziamento dei singoli progetti,

– occorre un monitoraggio persistente e generalizzato degli interventi, perché senza dati è difficile valutare gli effetti delle politiche adottate e duplicarle.

Per colmare queste lacune, il ministro Giovannini ha indicato tre linee di intervento e altrettanti strumenti trasversali con cui intervenire.

 

Il «quadro concettuale»

Enrico Giovannini, ministro del Lavoro
Enrico Giovannini, ministro del Lavoro

Sarà necessario, così, definire in breve tempo programmi di intervento che assicurino livelli essenziali sia nel campo della povertà che in quello della non autosufficienza. Il Fondo nazionale delle politiche sociali dovrà essere utilizzato per perseguire alcuni obiettivi di servizio su cui dovranno essere modulati gli interventi a livello territoriale. Inoltre il Ministero dovrà realizzare un coordinamento con Regioni e Comuni elaborando delle linee guida (un caso in cui ciò è già avvenuto è quello dell’affido e dell’accoglienza temporanea di minori stranieri).

Gli strumenti indispensabili a realizzare un nuovo modello di politiche sociali sono «trasversali» e «verticali»: coinvolgono ministeri diversi ed enti territoriali di livello differente. Intanto sarà necessario realizzare un sistema informativo dei servizi sociali per poter passare dalla logica del singolo intervento alla presa in carico del soggetto sotto tutti i punti di vista. Serviranno, poi, strumenti di monitoraggio e valutazione delle politiche sociali (uno di questi è il comitato scientifico che supervisionerà gli interventi sul mercato del lavoro) e la riforma dell’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente che consente di accedere, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità. «Ogni giorno che passa senza che venga riformato è un giorno in più in cui si consuma un’ingiustizia», ha detto Giovannini.

Maria Cecilia Guerra
Maria Cecilia Guerra

Se il ministro ha delineato il «quadro concettuale» delle politiche sociali programmate dal suo ministero, è toccato alla vice ministro Maria Cecilia Guerra intervenire in modo più specifico su due temi: gli interventi contro la povertà e quelli per la non autosufficienza.

 

Misure contro la povertà

Un primo provvedimento in questo ambito è rappresentato dalla cosiddetta «nuova social card», che nasce dalla collaborazione tra il governo centrale e le città con più di 250 mila abitanti ed è rivolta a famiglie con minori e con grave disagio lavorativo. Il provvedimento rappresenta una sperimentazione, che durerà 12 mesi per un ammontare di risorse non superiore a 50 milioni di euro.

Obiettivo della sperimentazione è anche quello di testare la capacità di intervento dei servizi comunali di presa in carico e di lavoro in rete con gli altri servizi coinvolti, innanzitutto servizi per l’impiego, Asl, scuola, ma anche il Terzo settore. I Comuni, aderendo alla sperimentazione, dovranno infatti impegnarsi ad associare al trasferimento monetario connesso alla social card, un progetto personalizzato di intervento per almeno metà delle famiglie prese in carico. La concessione della Carta al beneficiario sarà condizionata alla sottoscrizione del progetto personalizzato. Richiedendo una partecipazione attiva del cittadino beneficiario dell’intervento, la nuova social card rappresenta un primo passo verso il modello di politiche sociali integrate.

 

Non autosufficienza

In questo ambito il vice ministro Guerra ha indicato nella cooperazione con la «filiera sanitaria» un passaggio indispensabile: l’integrazione tra servizi sociali e settore sanitario è necessaria, specialmente in una fase di scarsa disponibilità di risorse, per garantirne un uso razionale ed efficiente. Ridurre al minimo il ricorso all’ospedale significa rendere disponibile denaro per altri interventi: un giorno in ospedale costa dieci volte una giornata di cure e assistenza di un soggetto non autosufficiente in casa, ha spiegato il vice ministro.

La banca dati delle prestazioni agevolate, istituita di recente, aiuterà il perseguimento di questo obiettivo. Sono prestazioni agevolate quelle che dipendono – nell’ammontare o nell’accesso alle stesse – dalle condizioni economiche del richiedente, cioè dall’Isee. La banca dati rappresenta un elemento centrale nel rafforzamento dei controlli sulle dichiarazioni mendaci. Oggi, infatti, le uniche informazioni note al sistema informativo dell’Isee sono quelle relative alle dichiarazioni dei cittadini, mentre nulla si sa sui benefici a cui i cittadini stessi accedono mediante le medesime dichiarazioni. Ne deriva da un lato che, in presenza di una dichiarazione mendace, poiché non si sa quali siano le prestazioni legate a quella dichiarazione (quindi quali siano gli enti erogatori coinvolti), non è possibile applicare le sanzioni; dall’altro che non possono essere indirizzati oculatamente i controlli, perché non è noto l’ammontare del beneficio conseguito (mediante l’Isee si accede a prestazioni che vanno da poche decine di euro una tantum a diverse migliaia di euro l’anno).

La banca dati costituisce un potente strumento informativo non soltanto per il sistema dei controlli e per evitare le frodi, ma anche per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione degli interventi a tutti i livelli di governo. Le informazioni, infatti, saranno rese disponibili al Ministero, alle Regioni e ai Comuni. A questi ultimi, limitatamente alle prestazioni da essi erogate, saranno fornite anche le informazioni sull’identità dei soggetti, per migliorare la gestione delle politiche di competenza.

 

Sperimentazione della legge 285

La legge che nel 1997 ha istituito il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza prevede che esso sia riservato alle città più grandi e con maggiori problemi legati all’infanzia. La presenza di questo vincolo di destinazione delle risorse ha permesso l’attivazione di un Tavolo permanente tra il Ministero e quelle città. In questo contesto sono nate negli ultimi anni alcune sperimentazioni che costituiscono un esempio di interventi per obiettivi di servizio che possono consentire di fissare dei livelli essenziali di assistenza. Di recente si è chiusa la prima sperimentazione di un programma per la prevenzione dell’allontanamento dei minori in famiglie “trascuranti” – P.I.P.P.I. (Programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione) – e a breve saranno diffusi i risultati. Partirà invece con il prossimo anno scolastico un progetto di inclusione e di lotta alla dispersione scolastica dei bambini rom.

 

Disabilità

Il vice ministro Guerra si è anche soffermata sul piano d’azione previsto nel campo della disabilità, che è frutto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, recepita nel nostro ordinamento nel 2009. Dopo di allora è stato istituito l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, che ha il compito di predisporre un Programma di azione biennale del Governo per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone disabili. Il Programma è stato approvato dall’Osservatorio lo scorso febbraio. Il consiglio dei ministri dovrà ora esaminarlo e approvarlo a sua volta.

Il programma si articola in sette linee di intervento:

1. revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento del sistema socio-sanitario;

2. lavoro e occupazione;

3. politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società;

4. promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità;

5. processi formativi ed inclusione scolastica;

6. salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione;

7. cooperazione internazionalei.

L’approvazione definitiva del programma si collega, inoltre, all’indizione della IV Conferenza Nazionale triennale sulle politiche dell’handicap, le cui conclusioni sono trasmesse al Parlamento anche per individuare eventuali correzioni alla legislazione vigente. Tutto ciò è, secondo il vice ministro Guerra, un ulteriore esempio di intervento sistemico e trasversale.

 

Le richieste della Commissione affari sociali

Politiche sociali, le risorse dal 2007 a oggi
Politiche sociali, le risorse dal 2007 a oggi

Dai membri della Commissione sono state rivolte diverse domande al ministro e al vice ministro. Dal gruppo del Partito Democratico, Donata Lenzi ha chiesto chiarimenti sul rifinanziamento del Fondo nazionale per le politiche sociali e di quello per le non autosufficienze, sulle intenzioni del ministro a proposito degli ammortizzatori sociali e sul tema della disabilità, poiché i tre milioni di disabili hanno esigenze diverse: i giovani disabili dalla nascita e gli anziani colpiti da malattie degenerative vengono normalmente fatti rientrare nella stessa categoria, ma hanno bisogni differenti. Franca Biondelli ha ricordato le difficoltà in cui si trovano i Comuni, dato che il fondo per le politiche sociali dal 2008 a oggi è stato decurtato del 75%. Delia Murer ha chiesto che siano evitate le visite mediche straordinarie per le persone a cui siano state riscontrate invalidità permanenti e ha insistito su un imminente nuovo problema che si presenterà nel settore: dal 2014, infatti, l’Iva applicata ai servizi forniti dalle cooperative sociali non sarà più del 10% e l’aumento di questa, senza nuove risorse, comporterà una riduzione, qualitativa o quantitativa, delle prestazioni. Filippo Fossati, infine, ha ricordato le difficoltà non solo economiche del Terzo Settore, poiché, dovendo spesso sostituirsi alle istituzioni, ha perso nel tempo una delle sue funzioni peculiari, quella di mobilitare risorse umane e sensibilizzarle alle necessità del mondo dei servizi sociali.

 

La replica del ministro Giovannini

Rispondendo alle domande della Commissione, il ministro Giovannini ha dichiarato di essere «estremamente preoccupato per la situazione sociale del Paese». I punti principali del suo intervento conclusivo sono stati i seguenti:

– esiste un problema di quantità dei fondi ma anche di continuità di questi: senza la certezza di poter proseguire nel tempo, qualsiasi intervento perde la possibilità di produrre effetti significativi;

– occorre rigore nel modo in cui sono spese le risorse, per questo la strutturazione delle informazioni attraverso basi di dati integrate consentirà di prendere decisioni migliori;

– bisogna modificare il continuum che esiste tra cassa integrazione in deroga e reddito minimo: oggi, molto spesso, l’ammortizzatore sociale del lavoro, da un dato momento, perde qualsiasi legame col posto di lavoro per il quale è stato concesso; da lì in avanti smette di essere un ammortizzatore per trasformarsi in una sorta di reddito minimo garantito; quando si verificano situazioni simili è necessario intervenire per «ri-formare» le persone e favorirne un nuovo inserimento nel sistema produttivo;

– sul reddito minimo vero e proprio, invece, sarà costituito un gruppo di lavoro che formulerà una proposta; già la nuova social card, però, va in questa direzione;

– dopo l’estate sarà valutata meglio l’ipotesi, preannunciata dal presidente del consiglio Letta, di anticipare l’età di accesso alla pensione con una penalizzazione sul suo ammontare;

– il blocco del fondo delle politiche sociali è un nodo sul quale si sta lavorando insieme al ministero dell’Economia;

– il Terzo Settore, a dispetto del nome con cui viene normalmente indicato, è importantissimo. Un primo incontro con il Forum è già avvenuto, altri ne seguiranno per avviare un percorso sulle questioni di medio termine. Anche il gruppo interparlamentare che è stato costituito di recente rappresenta un’ulteriore opportunità di confronto.

 

La replica del vice ministro Guerra

Maria Cecilia Guerra ha concluso l’audizione intervenendo su alcune altre questioni sollevate dalle domande della Commissione. In particolare, ha spiegato che la riforma dell’Isee non ha come portato la riduzione delle spese sociali o, viceversa, un loro aumento. L’Isee è uno strumento di misurazione, non uno strumento di politiche sociali, quindi deve essere preciso e rigoroso per evitare effetti negativi sulle stesse politiche sociali. Attualmente in molte dichiarazioni sostitutive si trovano dati poco verosimili. Occorre un maggiore controllo per evitare il proliferare di ingiustizie sociali, dato che fino a oggi franchigie molto generose hanno vanificato il valore di molti interventi. Sul fondo per le non autosufficienze il vice ministro ha spiegato che esso costituisce comunque un modello-tampone e che si sta lavorando su un programma che garantisca livelli essenziali di assistenza. Sulle visite mediche straordinarie per i disabili, infine, ha affermato che le ultime 200 mila sono state approvate dal Parlamento all’unanimità, quindi la responsabilità del ministero è nulla, tuttavia sarà bene prevedere che, se le Asl saranno in grado di programmare le visite ordinarie, quelle straordinarie possano essere evitate.

Argomenti: