Fondi per la social card e sostegno ai cittadini bisognosi

La Camera,

premesso che:

– rapporti economici continuano a fotografare un’Italia in piena crisi: i dati sull’inattività e sull’occupazione sono tra i peggiori d’Europa;
– secondo i dati Istat aggiornati al febbraio 2013 l’occupazione, su base annua, diminuisce dell’1,0 per cento (-219 mila), mentre il tasso di disoccupazione si attesta all’11,6 per cento, se pur in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto a gennaio e in aumento di 1,5 punti nei dodici mesi;
– il quadro, quindi, che dipinge l’Istat è ancora una volta deprimente. Il potere di acquisto delle famiglie nel 2012, tenendo conto dell’inflazione, è, infatti, diminuito del 4,8 per cento e, sempre nel 2012, il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è diminuito del 2,1 per cento;
– il rapporto di Confcommercio, presentato alla fine di marzo 2013, evidenzia un’Italia in cui nel 2013 ci saranno oltre 4 milioni di poveri superando così la soglia di 3,5 milioni certificata ufficialmente dall’Istat per il 2011, pari a oltre il 6 per cento; della popolazione, un taglio dei consumi pari al – 2,4 per cento, un disagio sociale più che raddoppiato, 615 nuovi poveri ogni giorno, un Paese che fatica ad uscire dalla morsa della crisi e la cui popolazione è sempre più colpita dalla ristrettezza economica. Dal rapporto emergono anche quelli che sono i ritardi ormai storici dell’Italia, quale il deficit di produttività che porta gli italiani a lavorare molto più di altri vicini europei, che restano però distanti in quanto a «efficacia» e – appunto – produttività;
– dal bilancio sociale Inps si evidenzia che il 77 per cento dei pensionati ha una pensione sotto i mille euro al mese, mentre il 17 per cento può contare su un reddito sotto 500 euro e che vi è un grande divario non solo tra uomini e donne, in media gli uomini percepiscono una pensione pari a 1.366 euro mentre le donne pari a 930, ma anche tra Nord e Sud Italia (al Nord la pensione media è di 12.38 al Nord, al Centro di 1.193 e al Centro, 920 1 Sud);
– il numero dei cosiddetti «esodati» secondo i dati forniti dall’Inps ammonta a circa 390 mila, e, nonostante ne siano stati, ad oggi, salvaguardati circa 130 mila grazie anche all’azione parlamentare del Partito democratico, il fenomeno resta comunque di dimensione drammatiche;
- a fronte di un quadro così drammatico sarebbe necessario avviare una politica di lotta alla povertà che riprenda dai migliori esempi europei, preveda la collaborazione dei soggetti pubblici e privati coinvolti e istituisca il reddito minimo di inserimento. Si tratta però, con ogni evidenza, di interventi normativi che richiedono tempo per essere approvati e attuati;
– le politiche intraprese finora per sconfiggere la povertà, come il bonus gas, il bonus per l’energia elettrica, i contributi per gli affitti, i libri scolastici gratuiti, l’assegno per la maternità, l’assegno per il nucleo familiare dal terzo figlio sono risultate insufficienti ed inorganiche, mentre è mancato un disegno organico di integrazione al reddito;
- l’unico provvedimento di lotta alla povertà ed integrazione del reddito messo in atto nella passata legislatura è stato, con l’articolo 81, comma 29 e seguenti, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, l’istituzione della carta acquisti o social card;
– si tratta di una vera e propria carta prepagata, pari a 40 euro mensili caricati automaticamente ogni due mesi, finalizzata all’acquisto di beni alimentari o farmaceutici e al pagamento delle tariffe per le utenze domestiche, che permette anche di beneficiare di sconti nell’acquisto di prodotti alimentari o parafarmaceutici (ad esempio, i pannolini e il latte in polvere) che il Governo ha negoziato con le principali reti di distribuzione e di produzione di beni alimentari;
– tale carta è concessa agli anziani di età superiore o uguale ai 65 anni o ai bambini di età inferiore ai 3 anni in possesso di particolari requisiti, quali, ad esempio, avere trattamenti pensionistici o assistenziali che, cumulati ai, relativi redditi propri, fossero di importo inferiore a 6.000 euro all’anno o di importo inferiore a 8.000 euro all’anno, se l’età e pari o superiore a 70 anni, e un isee del nucleo familiare inferiore a 6.000 euro;
– secondo i dati forniti dall’Inps, nel 2012 beneficiari della social card sono stai circa 420 mila, ovvero soltanto una piccola parte di tutte quelle persone che si trovino e si trovano sotto la soglia di povertà. Ciò è dovuto ai criteri categoriali molto stringenti del programma, che ha potuto contare sempre su risorse molto limitate;
– nel 2013, le risorse attivate sono però insufficienti a garantire l’erogazione della somma prevista per gli ultimi due mesi dell’anno aggravando così la situazione;
– con l’articolo 60 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, è stato stabilito l’avvio della sperimentazione di una nuova social card nei comuni con più di 250.000 abitanti al fine di favorirne la diffusione tra le fasce di popolazione in condizione di maggior bisogno al fine di poterne valutare la possibile estensione su tutto il territorio nazionale come strumento di contrasto alla povertà assoluta;
– secondo il decreto attuativo la nuova social card funzionerà come un vero e proprio «reddito minimo» rivolto non solo ai cittadini italiani ma anche a quelli comunitari o quelli in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornati di lungo periodo che si trovino nella condizione economica prevista dal decreto verso i quali i comuni predispongono, per almeno metà dei nuclei familiari beneficiari, un progetto personalizzato di presa in carico, finalizzato al superamento della condizione di povertà, al reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale;
– pur essendo un provvedimento limitato sia per la scarsa diffusione geografica in quanto sono ricomprese solo 12 città tra cui solo 4 al Sud (Bari, Napoli, Catania e Palermo), sia per le scarse risorse certe fino ad ora assegnate, 50 milioni sono fatti valere sul Fondo di cui all’articolo 81, comma 29 del decreto-legge 25 luglio 2008, n. 112, mentre altre risorse aggiuntive potranno venire dagli stessi comuni o dai soggetti privati i quali potranno effettuare versamenti spontanei e solidali sempre sul fondo del comma 29 dell’articolo 81 del decreto-legge n. 112, del 2008, è l’unica misura contro la povertà già operativa;
– la sperimentazione prevede tra l’altro interventi e servizi per l’inclusione attiva, inclusi ove opportuno servizi comunali di orientamento al lavoro, assistenza educativa domiciliare, sostegno per l’alloggio, promuovendo ove necessario accordi di collaborazione in rete con le amministrazioni competenti sul territorio in materia di servizi per l’impiego, tutela della salute e istruzione, nonché con soggetti privati attivi nell’ambito degli interventi di contrasto alla povertà, con particolare riferimento agli enti non profit;
– la progressiva estensione di questa sperimentazione va nella direzione di procedere alla necessaria ed organica istituzione di strumenti moderni di lotta alla povertà,

impegna il Governo:

– ad individuare risorse certe ed adeguate volte ad incrementare il Fondo di cui al comma 29 dell’articolo 81 del decreto-legge n. 112 del 2008, al fine, non solo di poter raddoppiare il numero delle città coinvolte nella sperimentazione con particolare riguardo alle condizioni di povertà e di degrado socio economico delle regioni del sud Italia, ma anche al fine di poter coinvolgere, nelle città in cui è già stata avviata la sperimentazione, più persone possibili;
– a garantire in ogni caso il finanziamento della social card tradizionale almeno per i restanti mesi del 2013;
– a creare una strategia integrata che garantisca una interazione positiva delle politiche economiche, sociali e dell’occupazione, promuovendo la qualità dell’occupazione, della politica sociale e delle relazioni industriali, consentendo così il miglioramento del capitale umano e sociale;
– ad adottare politiche tali da incentivare il ruolo del terzo settore nella co-progettualità delle nuove iniziative locali contro la povertà, utilizzando la rete del terzo settore per avvicinare le persone emarginate che altrimenti continuerebbero a non essere raggiunte dalle misure economiche e d’inserimento sociale nonché al fine di poter offrire una maggiore qualità e capillarità dei servizi.

Lenzi, Bellanova, Baruffi, Beni, Capone, Casati, D’Incecco, Gnecchi, Grassi, Iori, Madia, Maestri, Murer, Patriarca, Sbrollini, Scuvera, Giacobbe, Carnevali, Incerti, Fossati, Miotto, Biondelli

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