La sfida della governabilità

La sfida della governabilità

Con la fiducia al governo Letta, che ho votato, inizia una fase diversa da quella che avevamo immaginato in campagna elettorale. Non voglio eludere le cause che hanno portato a questo esito. Partono a mio avviso dall’insufficiente consenso sulla proposta presentata in campagna elettorale e dal conseguente risultato di un PD che raggiunge poco più del 29%, sino all’incerto percorso dei 55 giorni successivi. Affronteremo nel nostro congresso l’analisi di ciò che è accaduto in questa fase, con un confronto fra diverse opzioni culturali, di programma e di organizzazione, per continuare a dare alle forze riformiste una casa comune.

 

Alle attuali condizioni, discusse anche nell’Assemblea provinciale del Pd, il Governo Letta non è una risposta data dalla paura o dalla convenienza, come Gianni Cuperlo ricordava giorni fa.

È una scelta, inedita quanto impervia, che sosteniamo con coraggio e con l’impegno di chi crede ancora che si possa, nelle reciproche identità, rispondere insieme all’esigenza improrogabile di dare un Governo, una guida e risposte al Paese.

Il Presidente del Consiglio ha collocato l’intera azione di governo in prospettiva europea, indicando alcune priorità.

Prima di tutto il lavoro: da sostenere, incentivare e creare con innovazione e sapienza, diminuendone la tassazione e offrendo una pubblica amministrazione efficiente. Il 1° maggio, anche i sindacati hanno proposto una piattaforma unitaria: uno sforzo comune importante da parte dei “corpi intermedi” che un’altra forza politica (il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo) ritiene superflui e addirittura dannosi.

La crescita dell’occupazione giovanile, delle donne e di chi è stato espulso o marginalizzato dal mercato del lavoro, l’aiuto e il sostegno alle imprese, l’iniezione di liquidità nel sistema con i 40 miliardi di € per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, la copertura delle tutele necessarie ed obbligatorie per molte famiglie e lavoratori, l’uguaglianza delle opportunità, l’istruzione e cultura come cardini di una riscossa civica e moderna: è un programma ambizioso, ma il Paese non può attendere.

Parallelamente, con l’impegno del Parlamento, si lavorerà alla riforma della legge elettorale e alle altre riforme inserite nella “Convenzione”.

Servono in questa fase parole di chiarezza e di responsabilità, perché solo così si potranno trovare le ragioni di un compromesso alto, che non è solo mediazione tra le parti, ma il perseguimento di interessi convergenti per il Paese.

Sull’IMU, di cui il Presidente del Consiglio ha annunciato la sospensione rispetto alla rata di giugno sulla prima casa, dobbiamo assicurare agli Enti Locali, oggi privi di liquidità, la possibilità del ricorso in tempi stretti alle risorse disponibili presso la Cassa depositi e prestiti. Già in campagna elettorale il PD proponeva un aumento della detrazione sulla prima casa per sgravare buona parte delle famiglie proprietarie: da questo credo si dovrà partire nei prossimi giorni nell’affrontare la revisione della tassazione sui fabbricati.

Anche altre sono in questo momento le esigenze: crescita sostenibile, occupazione e tutele. La consistente necessità di risorse è urgente: tutto si tiene e affrontare prima un capitolo separato dagli altri non giova né al raggiungimento dell’obiettivo né alla prova di responsabilità che ci siamo assunti. Vale per IMU, come per la cassa in deroga, l’aumento dell’Iva, gli esodati o la Tares, solo per fare gli esempi più prossimi.

 

Abbiamo votato un temporaneo “Governo di servizio”, nato da due giorni come un’eccezione in una fase che è eccezionale. A chi tenta prove muscolari o ricatti rispondiamo senza esitazione che si vince o si perde tutti insieme: in quest’ultimo caso, a perdere sarebbe solo il Paese, perché ricorrere a nuove elezioni con questa legge elettorale potrà anche produrre una diversa composizione alla Camera, ma la stessa ingovernabilità complessiva.

Per molti di noi, questo passaggio brusco e inatteso rimane indigeribile o poco comprensibile. Non potremo realizzare quel governo di cambiamento in cui avevamo creduto, ma possiamo esercitare l’arte del cambiamento offrendo all’Italia alcune risposte che riducano le disuguaglianze e offrano una prospettiva di uscita dalla recessione.

Per quanto mi riguarda cercherò di mantenere gli impegni presi in campagna elettorale e quindi lavorerò in Parlamento e in Commissione affari sociali, impegnandomi perchè a breve venga ratificata la Convenzione di Istanbul, che ci consente di introdurre strumenti adeguati ed efficaci per prevenire il dramma umano, culturale e sociale della violenza sulle donne, e la legge sul femminicidio. Il mantenimento del carattere universalistico del nostro welfare Sanità, l’impegno complesso dei Livelli essenziali di assistenza sono capitoli essenziali a cui dedicherò la mia massima dedizione, oggi ancor di più in un momento di crisi economica. Cercherò di rappresentare al meglio in Parlamento anche la voce dei tanti amministratori locali a cui dobbiamo garantire la possibilità di continuare a erogare servizi efficienti ai cittadini, ripartendo dalla definizione dei costi standard e dal riconoscimento delle autonomie locali.

Nei giorni in cui ancora vivo e indelebile rimane il ricordo della sparatoria avvenuta durante il giuramento del Governo, esprimo la solidarietà e vicinanza ai carabinieri Giangrande e Negri, alla famiglia dell’appuntato Tiziano Della Ratta, ucciso durante una rapina, e alle Forze dell’Ordine.

Preoccupanti sono anche le manifestazioni di razzismo nei confronti della Ministra Kyenge, alla quale non mancherà tutto il nostro sostegno in Parlamento.

Anche in risposta a episodi come questi, risulta evidente che la tenuta della coesione sociale è l’impegno primario a cui siamo corresponsabilmente chiamati, nessuno escluso.

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