Il Documento di economia e finanza 2013, i dati di finanza pubblica

Il Documento di economia e finanza 2013, i dati di finanza pubblica

Le Camere hanno iniziato l’esame del Documento di economia e finanza (DEF) 2013, che costituisce il principale strumento di programmazione della politica economica e di bilancio. Il DEF traccia, in una prospettiva di medio-lungo termine, gli impegni, sul piano del consolidamento delle finanze pubbliche, e gli indirizzi, sul versante delle diverse politiche pubbliche, adottati dall’Italia per il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita europeo e il conseguimento degli obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e solidale definiti nella Strategia Europa 2020.

 

Il quadro di finanza pubblica

 

I risultati del 2012

I dati di finanza pubblica riportati nel DEF relativi al consuntivo 2012 espongono un miglioramento dell’indebitamento netto rispetto al risultato 2011, nei cui confronti si passa dal -3,8 al -3% del Pil, in presenza, tuttavia, di una previsione nella Nota di aggiornamento di settembre 2012 nella quale era stimato un valore minore dell’indebitamento medesimo, pari a -2,6%. Il miglioramento dell’indebitamento registrato nel 2012 rispetto al 2011, pari a 0,8 punti di Pil, è dovuto a un aumento delle entrate di 1,5 punti Pil, compensato in parte da un aumento della spesa di 0,8 punti; l’avanzo primario è più che raddoppiato, passando dall’1,2 al 2,5% del Pil.

 

Le previsioni 2013-2017

Le previsioni per il quinquennio 2013-2017 sono costruite sulla base delle risultanze dell’anno 2012 e tenendo conto degli effetti finanziari del decreto-legge n.35/2013 in tema di pagamenti dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni; i valori dell’indebitamento per gli ultimi tre anni del periodo considerano, inoltre, la prosecuzione dell’attuale regime sperimentale di tassazione degli immobili (IMU e aumento dei coefficienti catastali) che, in assenza di conferma, dovrebbe cessare al termine del 2014.

Le previsioni evidenziano un aumento dell’indebitamento netto per il 2013 rispetto alle indicazioni contenute nella Nota di aggiornamento del DEF 2012, pari all’1,1% (-2,9%, in luogo del -1,8% programmato), dovuto per circa 0,5 punti agli effetti del citato D.L. n.35/2013, per 0,9 punti alla minore crescita del Pil per circa 1,8 punti percentuali (-1,3%, anziché il previsto -0,5%), parzialmente compensati da una minore spesa per interessi dell’ 0,3%. Ciononostante, nel 2013 il valore dell’indebitamento netto strutturale – vale a dire al netto delle una tantum e corretto per il ciclo – consente comunque il conseguimento del pareggio di bilancio in termini strutturali, nonché il formarsi di un surplus, sempre in termini strutturali, nel 2014 pari allo 0,4%.

 

Il quadro programmatico

Per la nuova previsione programmatica, il DEF considera due differenti scenari del quadro tendenziale, nel secondo dei quali si prevede che il regime sperimentale dell’IMU, vigente limitatamente al periodo 2012-2014, prosegua anche negli anni successivi (dal 2015 in poi). Nel primo scenario non se ne prevede invece la prosecuzione.

Il quadro programmatico espone un valore del saldo di bilancio progressivamente decrescente – dal -2,9% del primo anno al -0,4% del 2017 – parametrato su un obiettivo che in termini di indebitamento netto strutturale assicuri il conseguimento del pareggio di bilancio per tutto il periodo di previsione. Va rilevato come i due differenti scenari previsionali non rilevino ai fini dell’obiettivo programmatico previsto nel primo biennio del periodo, atteso che, come evidenziato in tabella, per il 2013 e il 2014 l’obiettivo programmatico e tendenziale coincidono, in ragione dell’operare degli effetti correttivi per tale periodo derivanti dalle misure di risanamento finanziario sinora varate.

I due distinti scenari rilevano invece per gli anni dal 2015 al 2017, per i quali l’operatività della prima ovvero della seconda ipotesi incide sull’entità della eventuale correzione da apportare. Mentre, infatti, nella seconda ipotesi (conferma regime IMU) il mantenimento del pareggio del saldo strutturale dovrebbe comportare un obiettivo di manovra correttiva pari, nel complesso, allo 0,6% del Pil, nell’altra ipotesi la manovra necessaria nel periodo 2015-2017, ammonterebbe all’1,4 per cento del Pil, sulla base di una flessione del gettito IMU che, dal 2015, è stimata in circa 12,2 miliardi di euro.

In relazione a tali profili, il DEF non fornisce indicazioni in ordine alle misure da adottare, limitandosi a rilevare che dal 2015 in poi, nell’ipotesi del mantenimento del regime sperimentale IMU, il profilo dell’indebitamento netto si avvicinerebbe al livello necessario per l’equilibrio strutturale di bilancio, benché l’obiettivo del pareggio possa comunque richiedere l’adozione di interventi per colmare il gap residuo; resta in ogni caso ferma la necessità di mantenere la dinamica della spesa il linea con la regola della spesa definita a livello europeo.

Con riguardo all’evoluzione del rapporto debito pubblico/Pil, il dato 2012 si è attestato a un livello lievemente superiore alle previsioni contenute nella Nota di aggiornamento (126,4 per cento), attestandosi al 127 per cento: ciò a causa principalmente dell’andamento del volume di debito, risultato superiore di circa 12 miliardi rispetto alle stime di settembre. Un livello ancora superiore si prevede per il 2013, in cui il debito si attesterà al 130,4% del PIL (+4,4 punti percentuali rispetto alla stima programmatica della Nota). Le ragioni di tale incremento sono indicate nell’effetto di trascinamento dei risultati negativi del 2012 (per 0,7 punti di Pil), dal negativo andamento del Pil nell’anno e, principalmente, dalla revisione al rialzo del fabbisogno del settore pubblico, anche per effetto del D.L. n.35/2013. Il livello del debito si prevede il lieve discesa dal 2014 (129%, circa 6 punti percentuali di Pil in più rispetto alle previsioni), mentre dal 2015 si dovrebbe determinare un più incisivo percorso di riduzione, per circa 4 punti percentuali l’anno, fino a raggiungere il livello del 113,8% al 2017. In considerazione dei suoi valori, l’andamento del rapporto debito/Pil deve essere valutato anche ai fini del rispetto della regola europea sul debito.

(Fonte: camera.it)

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