I lavori della Camera in diretta

Risposta alle domande del Professor Garattini

È un dovere di onestà, per chi si presenta a chiedere il voto dei cittadini, rispondere pubblicamente alle tre domande poste dal Prof. Silvio Garattini.

Per la verità Silvio Garattini dà già una sua risposta ai quesiti e quindi si tratta di dire se si è d’accordo o meno con le soluzioni da lui prospettate.

Sono senz’altro d’accordo con la sua decisa difesa del carattere universalistico del servizio sanitario, conquistata negli anni ’70 grazie ad un’amplissima mobilitazione sia popolare che degli operatori della sanità. Così pure sono d’accordo con l’affermazione per cui la sua sostenibilità economica debba passare non per la strada del modello assicurativo (che aumenterebbe le distanze tra cittadini) ma attraverso processi di ristrutturazione dell’offerta  e di responsabilizzazione della domanda orientata alla prevenzione, all’efficacia e all’appropriatezza. Questo non significa, come già avviene ora, che chi lo voglia non possa contare su strumenti assicurativi integrativi e non sostitutivi della garanzia di protezione e cura sanitaria.

Resta però da dire come gli obiettivi indicati da Garattini possano essere raggiunti. Le difficoltà non saranno poche: a parte le troppo ampie disparità nella qualità del servizio tra aree del paese (gli spostamenti da una parte all’altra dell’Italia per curarsi, lungi dall’essere un occasione per fare affari costituiscono una criticità e un costo umano e economico da sanare) è, per restare nella nostra Regione, l’eredità della situazione attuale con i suoi squilibri a rendere difficile il necessario percorso di riforma: solo per fare qualche esempio basti ricordare il divario tra ospedale e territorio, tra cure per acuti e cure per cronici, tra settori sottodimensionati come la psichiatria e la neuropsichiatria infantile  e settori sovradimensionati, come quelli citati da Garattini.

Servirà gradualismo: in un settore delicato come la sanità meglio evitare le scosse che rischiano di portare alla paralisi. Le forti scosse serviranno invece, subito, nell’adottare alcuni principi, come quelli citati da Garattini: i criteri di professionalità e merito nella scelta dei dirigenti; il taglio netto alle clientele politiche e affaristiche; servirà abbandonare il principio di concorrenza tra strutture (sia pubbliche che private) per adottare il principio dell’integrazione delle risorse perché  la qualità del welfare sanitario e sociale dipende in primo luogo dal livello di integrazione tra le diverse istituzioni coinvolte e tra i loro professionisti.

È, in parte, una scelta obbligata: con meno risorse non è più possibile mantenere costosissime attrezzature, magari sottoutilizzate, in due ospedali a cinque chilometri di distanza. Sono, questi, principi che consentiranno di governare meglio il servizio sanitario, assicurando uguaglianza nell’accesso alle cure e rispettando i vincoli di bilancio e chiedendo a chi può, con l’introduzione di progressività sulla base dell’ISEE nel pagamento del  ticket, di contribuire a mantenere solido il nostro Servizio Sanitario Nazionale. E’ necessaria e non più rinviabile, a distanza anni ormai, la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LIVEAS), strumento indispensabile per stabilire senza ambiguità a quali prestazioni assistenziali si ha effettivamente diritto in campo sociale (ad esempi per la non autosufficienza o la disabilità) e con quale compartecipazione alla spesa.

Seppur col necessario gradualismo alcuni significativi cambiamenti si dovranno però vedere senza attendere secoli: penso ad esempio alla presa in carico permanente dei pazienti cronici, al potenziamento del sistema delle cure domiciliari, allo sviluppo di dimissioni protette, all’aumento di posti letto socio-sanitari a bassa intensità assistenziale medica, alla riorganizzazione dei servizi di salute mentale.

Servirà innanzitutto  un sistema di governo, in cui sanità, sociale e socio-sanitario costituiscano  un continuum  che non debba essere più  frammentato, dove la programmazione avvenga con il coinvolgimento responsabile dei territori, abbandonando il dirigismo centralista praticato dai vertici di Regione Lombardia e rimettendo finalmente al centro la persona con i suoi bisogni come valore irrinunciabile .

Argomenti: