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Contro la violenza di genere serve un salto culturale e più presidio del territorio

Contro la violenza di genere serve un salto culturale e più presidio del territorio

Il primo pensiero è per lei, la giovane ventiquattrenne incinta, violentata nei giorni scorsi a cui rivolgiamo la nostra affettuosa vicinanza e la nostra solidarietà e “fratellanza”. Il secondo è per tutte le donne che subiscono, spesso nelle nascoste mura domestiche, la stessa violenza e brutalità di una cultura malata, ignobile ed indegna del rispetto dell’essere umano, e in particolare della donna. La notizia desta inquietudine perché in questa città, in quartieri tranquilli e di solida comunità, oggi tutti ci sentiamo più indifesi ed esposti. Noi donne e le nostre giovani figlie. Nonostante l’impegno di molte e di molti, a partire da associazioni come Aiuto Donna, e delle istituzioni, a contrastare la violenza di genere contribuendo a creare cultura, assistenza, accompagnamento e servizio, molto resta ancora da fare. A livello culturale ancor di più, perché dopo aver disquisito se femminicidio fosse la parola più adeguata per far emergere il fenomeno nella sua cruda realtà, ancora oggi spesso facciamo fatica a comprendere che dopo un evento subìto di questa portata si muore “dentro” e servono anni per provare ancora amore per il proprio corpo e anima. Prima di essere una questione di politiche di sicurezza la violenza sulle donne è proprio una questione culturale perché la seconda, se fosse compiuta, annullerebbe la prima. Il fatto che questo salto culturale non sia ancora compiuto però deve obbligarci ad una sforzo maggiore in termini di un presidio del territorio più stabile e continuativo, perché ogni ragazza ha diritto di uscire la sera con gli amici e di tornare a casa incolume, così come ogni anziano, per fare un esempio, ha diritto ad essere difeso da truffe e raggiri. Dobbiamo fare di più per difendere il diritto di ciascuno a vivere sereno nella propria comunità

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