Comunicato di Elena sul taglio delle pensioni di invalidità

«La direttiva contenuta nella circolare Inps n° 149 del 28 dicembre, riguardante le provvidenze economiche per gli invalidi civili, contiene elementi di iniquità e disparità difficili da poter essere compresi, considerando per altro che ci si accanisce proprio sugli invalidi totali».

«Prima di questa circolare, il limite reddituale considerato era quello relativo ai redditi personali, mentre dalla data della circolare verrà considerato anche il reddito del coniuge. Questo comporta, per gli invalidi totali (al 100%) il cui coniuge abbia un reddito lordo superiore a 16.127,30 €, la perdita del diritto alla pensione di 275,87 € mensili».

«Gli importi delle pensioni, assegni e indennità che vengono erogati agli invalidi civili, vengono di norma rapportati agli indicatori dell’inflazione e del costo della vita. Difficile pensare che la coppia, di cui un componente sia invalido totale, possa vivere con poco più di 1000 € mensili».

«La decisione dell’Inps non si basa su un dettato normativo, ma su una sentenza della Corte di Cassazione del 2011, nemmeno pronunciata a sezione unite. Le ragioni per cui Inps decide un’applicazione così perentoria, ad un anno di distanza e in un momento di vuoto istituzionale, appaiono inspiegabili».

«Che il nostro sistema di protezione sociale sia basato principalmente su provvidenze economiche più che sull’accesso e fruibilità di servizi, siano essi l’accesso al lavoro o a prestazioni socio-assistenziali, è una caratteristica che ci differenzia dai modelli per esempio del nord Europa, ma queste disponibilità economiche sono proprio quelle che consentono di accedere, a proprie spese, ad aiuti: l’esempio più classico è il “badantato”».

«Il taglio operato dall’Inps su questa indennità giunge nel momento in cui i già scarsi servizi erogati dagli enti locali vengono ridimensionati per le note ristrettezze di bilancio e ciò aggrava ancor di iù la condizione delle famiglie. Attendevamo dal primo giugno l’impegno del Governo Monti per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (Liveas) e per una riforma dell’Isee, ma nessuno dei due impegni si è realizzato».

«Sarebbe doveroso e più saggio attendere il dettato normativo piuttosto che, come l’Inps ha deciso di procedere, affrontare l’argomento con circolari applicative, su cui pioveranno le azioni legali già preannunciate dalle associazioni di disabili e dalle organizzazioni sindacali. La questione sociale è un tema troppo delicato e complesso, ancor più oggi in un momento di grave difficoltà per le persone più fragili, per essere relegato ad applicazioni unilaterali, parziali ed inique».

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